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domenica 30 novembre 2008

NESSUNA VERITA'

Nessuna verità è l'ultimo thriller di Ridley Scott sulla lotta la terrorismo. Protagonisti tre spie. Leonardo DiCaprio è Roger Ferris, agente della CIA di stazza in Medio Oriente, Russel Crowe è Ed Hoffman, il suo supervisore dall'America, Mark Strong è Hani, capo dei servizi sgreti giordani.



Il film ricostruisce la caccia al terrorista Al-Saleem, la prospettiva principalmente è quella di Ferris, ma la pellicola si regge soprattutto sullo scontro tra i tre "cacciatori", alleati, che non si fidano l'uno dell'altro, accomunati da un obiettivo immediato, ma guidati da diverse ambizioni. La verità è mutevole, ognuno ci gioca, la modifica a proprio vantaggio.

Il film è bello e il grande Leo non delude, sempre una garanzia in quanto a qualità dei film interpretati. Purtroppo non siamo ai livelli di The Departed, qui sembra mancare qualcosa. Forse quell'unità, quella compattezza, che danno al film un senso di opera pienamente compita. Da questo punto di vista i numerosi cambi di location,pur essendo perfettamente funzionali alla storia, necessari, non aiutano.
Ci si trova comunque davanti a un'opera di qualità, che si merita ampiamente i 7,50€ del biglietto del cinema.

TWILIGHT

Sabato scorso, dopo una giornata di studio intenso, senza aer messo il naso fuori di casa, la mia coinquilina mi chiede di accompagnarla al cinema, - voglio vedere il film nuovo quello sui vampiri, deve essere una stronzata, ma carino. E io ingenuamente accetto.



Le cose poitive della serata sono state due:
1- avevo la macchina e sono riuscita a parheggiarla esattamente di fronte all'ingresso del cinema (quindi non abbiamo preso freddo)
2- alla proiezione delle 10.30 eravamo tutti piuttosto grandicelli (tra i 20 e i 30, ovvero niente quindicenni invasate) e tutta la sala era pervasa da questo senso di disagio profondo, tutti ridevano e nel momento del tanto agoniato bacio, dal fondo qualcuno urlò: - Aoh! Ma daglielo!!

Ora passiamo il film che di aspetti positivi ne ha veramente pochi.
Per chi ancora non lo sapesse, la storia ruota attorno a Bella e Edward. La prima è un'adolesente solitaria e sbadata, trasferitasi dalla calda Arizona, dove viveva con la madre, nel posto più piovoso deli Stati Uniti, dal padre, tipo di poche parole (ma molto simpatico per quanto mi rguarda). Lui invece è un vampiro, ovviamente buono, o megli appartenente a una setta di "vegetariani". Si innamorano, ma i problemi sono tanti, in prmis il fatto che lui è un vampiro vorrebbe mangiarsela!

Ora, con un canovaccio del genere, non bisogna essere dei geni per capire che il film è una cazzata e infatti con questa aspettativa siamo andate al cinema, quel che non ci aspettavamo è che fosse fatto così male. I dialoghi irreali e comici anche nei momenti più drammatci, la recitazione poco convinta (per essere buoni), le scene d'azione che infondevano meno adrenalina di Beautiful. Le scene più riuscite erano quelle volutamente comiche, come la visita nella casa dei Cullen (la stetta-famiglia di vampiri vegetariani).

Ci sono poi altri dettagli cha a me non sono piaciuti, ma questo è un giudizio al 100% personale. In primis, l'aspetto un po' emo dei vampiri, che non mi appagava l'occhio, e poi i protagonisti che, soprattutto all'inizio sembrano-sono dei veri e propri diadattati sociali.

In soldoni, è un Moccia in salsa horror, adatto se avete 15 anni e siete femmina. In tutti gli altri casi statene lontani, o se proprio dovete vederlo per cause di forza maggiore, guardatelo con ironia, prendetelo per un film comico e fatevi due risate.



Dopo tutte queste belle parole ci tengo a precisare che se alla fine gireranno i sequel (è tratto da una tertralogia) non ce ne perderemo uno, così per il piacere di farci del male!

domenica 23 novembre 2008

ENTRE LES MURS - LA CLASSE

"Laurent Cantet [...] torna ad un argomento che ci riguarda, più o meno direttamente, tutti: la scuola.
Grazie all'esperienza, tradotta in una sorta di diario di viaggio attraverso un anno scolastico, dell'insegnante François Bégaudeau il regista ci aiuta a riflettere su quanto l'equilibrio di una realtà classe (anche non border line)oggi possa rivelarsi estremamente precario.
Dopo un complesso training con i giovani attori presi questa volta non 'dalla strada' ma 'dalla scuola' e scegliendosi come protagonista il Bégaudeau reale, Cantet affronta con piglio da documentarista una realtà che studenti e docenti vivono in modo analogo non solo a Parigi o in Francia. Senza enfasi né retorica il docente e il regista ci mostrano quanto il ruolo di insegnante così come quello di studente siano oggi sempre più complessi e, in qualche misura, da provare a ricostruire dalle fondamenta."



Trailer

Bello, bello, bello!
Era da un po' che non uscivo così soddisfatta da un cinema. Era da una vita che non uscivo da una sala sentendomi "arricchita", con la voglia di commentare quanto visto, di ragionare sui temi presentati dalla pellicola.

La citazione soprastante (tratta da uno dei miei siti prefeiti che raccomando vivamente a tutti, MyMovies), descrive benissimo l'opera: il racconto di un anno scolastico in una scuola media parigina del XX arrondissement. Viene descritta solo la vita scolastica,le lezioni, i consigli di classe e i colloqui, di quel che succede fuori dalle mura dell'istituto non si sa nulla, o meglio si sà qualcosa, ma sempre in modo indiretto, per sentito dire. Quel che succede fuori non è mai mostrato, al più viene raccontato.

Ma veniamo ai motivi che mi hanno fatta innamorare del film.
Innanzittutto, è assolutamente europeo, lontano anni luce dalla retorica americana dell'insegnante-giovane-e-appassionato-che-arriva-in-una-scuola-di-periferia-e-tresforma-una-casse-di-delinquenti-in-un-gruppo-di-premi-plitzer. Qui c'è un bravo insegnante NORMALE, uno che è nella stessa scuola da quattro anni e da quattro anni cerca di insegnare, di instaurare un dialogo con ragazzini svegli, ma disinteressati, proveninti da substrati culturali e familiari profondamente eterogenei. Non ci sono eroi (né mostri), ma uomini di buona volontà, che si scontrano soprattutto con la pigrizia dei colleghi e la resistenza passiva degli adoloscenti.
Di particolare interesse è la rappresentazone dei ragazzi, schietta e sincera. Da un lato gli aspetti tipici dell'adolescenza, gli adolescenti (anche nelle scuole bene italiane) sono tipicamente strafottenti, in una fase di contrapposizione al mondo degli adulti, con cui possono anche dialogare, se opportunamente stimolati, ma sempre in modo teso. E' rappresentato quel limbo tra l'infanzia e l'età adulta, che in realtà è un vero inferno, a volte eccitante, ma comunque sempre terribile. Dall'altra i sono i probleme relativi alla situazione particolare della scuola considerata. La maggior parte degli studenti sono figli di immigrati, alcuni semrano venire da famiglie violente. A scuola si sta insieme, i ragazzi tendono a formare gruppi di provenienza omogenea, ma non è una regola fissa, la suddivisione non è rigida e le tensioni massime si hanno durante la Coppa d'Africa, per ragioni calcistiche.

Ci sono poi alcuni personaggi più approfonditi di altri, tra tutti i ragazzi spiccano Esmeralda e Soulayman. Quest'ultimo è il problema della classe, indisciplinato, non studia e risponde male, la sua è una parabola dicendente, che lo porterà all'espulsione. Il susseguirsi di eventi sfocia nell'atto disciplinare, è un meccanismo perverso (e molto reale), per cui le provocazioni dello studente generano sempre risposte non proporzionali, o insufficienti, oppure percepite dallo studente come eccessive e ingiuste. Il rapporto insegnante-alunno si guasta, tutto quello che dice o fa l'insegnante è considerato in mala fede e lo studente reagisce di conseguenza. L'espulsione è un atto estremo, è la scuola che si arrende, getta la spugna. Il professore non vorrebbe farlo, ma i suoi colleghi decidono per lui. E la domanda resta, se Soulayman non fosse stato espulso sarebbe cambiato qualcosa? In che modo sarebbe riusito a dialogare con il ragazzo?

Ma per una parabola discendente, ce ne sono molte altre in salita,alla fine è così anche nella vita vera, la maggior parte delle persone finisce la scuola ed impara qualcosa. Anche se questa scuola ha molti difetti, in alcuni casi addirittura non riesce a insegnare nulla, non riesce nemmeno a far capire agli studenti perché si trovano lì (è questa la scioccant confessione che una ragazza fa al professore nel finale del film, l'ultimo giorno di scuola).

In conclusione ifine, una nota di stile, è un film girato come se fosse un documentario, in cui recitano i protagonisti reali della storia raccontata. Non è un merito particolare, ma all'interno di un'opera riuscita, questi virtuosismi conferiscono al lavoro un ulteriore valore aggiunto.

giovedì 9 ottobre 2008

MAMMA MIA!

Mamma mia! è un film semplice e divertente. Un bel piacere.
Adattamento cinematografico di un musical di Broadway, narra una storia scarna: una ragazza (Sophie - Amanda Seyfried) che non ha mai conosciuto il padre invita alle sue nozze i tre uomini (Sam - Pierce Brosnan; Harry - Colin Firth; Bill - Stellan Skarsgård) con cui è uscita la madre (Donna - Meryl Streep) durante l'estate in cui è stata concepita.



E' un musical particolare. Gli americani ci hanno abituati negli ultimi anni a lavori fastosi, ricchi di comparse, con coreografie elaborate e spettacolari, scenografie ricercate e particolari, regie ai limiti del virtuosismo.
Qui invece il registro è completamente diverso. I balli sono semplici, anche nelle scene di massa ci sono poche acrobazie, la coordinazione non è perfetta, la regia è tranquilla, l'ambientazione bellissima sfrutta i paesaggi, ma soprattutto, i colori dell'isola greca in cui il film è stato girato, senza apparente artificio. La fotografia brillante rende alla perfezione la luce delle terre che si affacciano sul Mediterraneo.
Questa scelta registica ben precisa da un aura particolare alla pellicola, tutto sembra molto semplice e alla buona, come l'albergo gestito da Meryl Streep, come la vita che scorre in un piccolo paradiso terrestre isolato. Il risultato può convincere, ma può anche non piacere e il giudizio sulla godibilità del film resta in questo caso molto personale.

A me è piaciuto.
In primo luogo perchè l'ho trovato divertente. Anche la comicità è semplice, si asa sopattutto sul comico assoluto, su ciò che fa ridere non in riferimento a qualcos'altro, ma di per sè, la forma più grezza, istintuale e liberatoria dicomicità (alcune scene ono però da antologia).
Poi, mia è piaciuta la colonna sonora. Non sono una fan degli Abba, anzi... Però le canzoni erano perfettamente integrate nel racconto e tra il riarrangiamento sonoro e le performance dei vari interpreti, tutti ottimi, me le sono proprio goduta.
Terzo, Pierce Brosnan è simpatico. Di solito non lo tollero, forse perchè il primo film in cui l'ho visto da piccola è stato Mrs Doubtfire, in cui interpretava l'odioso Stu, invece qui mi sta proprio simpatico. La sua perormance è stata un po' criticata ed effettivamente la voce non è il massimo, però a mio avviso questo non stona con l'atmosfera generale del film.
Infine ha amato le due amiche di Donna, giunte sull'isola per le nozze della nipote putativa e interpretate dalle spumeggianti Julie Walters e Christine Baranski. Con la Streep, che come al solito è strepitosa, che a quasi sessant'anni canta e balla come una bambina, mettono in scena un'amicizia femminile forte e divertente.

Per coloro che amano gli Abba, i musical o Meryl Streep è un must see. Per tutti gli altri, il consiglio è quello di andarlo a vedere, senza aspettarsi nulla che ricordi Chicago o Moulin Rouge, ma lasciandosi andare alla semplicità, che costituisce la cifra stilistica del film.

GUARDA GLI ESTRATTI DI ALCUNE SCENE DEL FILM

domenica 28 settembre 2008

THE NANNY DIARIES

Diario di una tata, Nanny diaries in inglese, è un film di formazione condotto con i toni della commedia raffinta, che vuole anche essere una satira dell'alta società newyorkese. Il tutto addolcito dalla classica storia d'amore che ricopere un ruolo minore nello svolgimento del film (almeno in termini di tempo), ma ci regala l'inevitabile happyend.

E' la storia di Annie (Scarlett Johansson), brillante ragazza appena uscita dal college, la cui madre, infermiera single, la vorrebbe veder laurearsi in economia. Lei invece è confusa: l'ambiente la indispone e la sua passione è l'antropologia. Quasi per caso finisce a fare la tata per la ricca famiglia X e da qui partono le sue (dis)avventure.

E' un film piacevole, con dei momenti divertenti. Se non sapete che fare un pomeriggio o una sera e avete voglia di una commedia questa potrebbe essere una buona scelta. Soprattutto se volte qualcosa un po' diverso, un film in cui la storia tra una ragazza e il bel ragazzo della porta accanto (o come lo chiama lei del figaccione di Harvard) è solo il corollario della parabola della protagonista, che parte alla ricerca di sé stessa, ma si ferma quasi subito, sommersa dal lavoro di allevatrie surrogata.
Sullo sfondo una famiglia dell Upper East Side di Manhattan, che il film descrive con ironia. Dalla mamma impegnatissima non far nulla, che passa le sue giornate dividendosi tra centri benessere, beneficienze mondane e un'irreale corso sulla gestione della "Tata", al padre assente, così assente che il suo viso viene inquadrato per la prima volta quando Annie entra nel suo ufficio e lo sorprend in atteggiamenti equivoci con una collega, passando per il piccolo Grayer, pargolo pstifero e dolcissino che avrebbe solo bisogno di un po' di normalità e attenzione da parte dei genitori.

La critica sociale è però abbastanza superficiale. La mamma di Annie è convinta che una carriera nel mondo della finanza renderanno la sua brillante figlia felice, regalandole denaro e liberandola dai turni di notte (è un'infermiera). Ma la nostra eroina scoprirà che i soldi non danno la felicità, anzi, a volte allontanano le persone e le rendono infelici. A volte creano famiglie disfunzionali i cui membri soffrono terribilmente, a volte per incapacità di comunicare, magari pur volendosi bene (la Sig.raX con Grayer), a volte per indifferenza totale (il Sig.X con la moglie e il figlio). Decide quindi di seguire il suo sogno, si iscrive al college che davvero vuole frequentare e si mette con il ragazzo che ama e che, tra l'altro, è ricco sfondato.Con un po' di malizia si potrebbe pensare che Annie si avvii a passi lunghi e ben distesi a diventare una nuova Sig.raX, laurea inutile senza sbocco professionale e marito ricco. Sulla famiglia X il passaggio della Tata ha avuto lo stesso effetto di una moderna Mary Poppins, che attraverso la sincerità e un po' di normalità (non più la disciplina come nel celebre film Disney), istaura una nuova armonia familiare, suggerendo alla Sig.raX il vero valore della famiglia.

Non sarebbero pecche gravissime se non fosse che questo film, qualche pretesa ce l'ha. Vuoi per i continui fuoricampo con riferimenti all'antropologia, in cui si cita spesso e volentieri Levi-Strauss o per la scelta della Johansson come protagonista, attrice giovanissima, il cui nome è già indissolubilmente legato a una certa tipologia di flm di qualità.

Ultima osservazione, i tre requisiti per le Tate dell'Upper East Side citati all'inizio del film sono: bianca, laureata e asessuata (un flirt è motivo di licenziamento). Però, a parte Annie, tutte le altre tate sono straniere che difficilmente hanno avuto modo di studiare nei paesi di origine.

GIUDIZIO: è una commedia ben presentata, abbastanza divertente e non noiosa, la cui pecca è quella di avere delle pretese che poi disattende. Poteva essere un 7 se si fosse presentata con maggiore semplicità, addirittura 7.5 perché aveva la possibilità di offrire alcune riflessioni originali. Invece prende 6, dal momento che l'aspetto di critica-satira è veramente debole.

venerdì 26 settembre 2008

Burn After Reading

Burn After Reading, in Italia tradotto in A Prova di Spia, è l'ultima fatica dei fratelli Coen. E' anche il capitolo conclusivo della trilogia dell'idiota, scaturita dalla collaborazione con George Clooney, che con loro ha già recitato in Fratello dove sei?, rivisitazione tragicomica del viaggio di Ulisse, e in Prima ti sposo, poi ti rovino, commedia rosa sarcastica e sconsolata, in tipico stile Coen.


La vicenda narrata ruota intorno a un CD che contiene le memorie di un ex-agente della CIA, Osbourne Cox. Smarrito in una palestra, le preziose informazioni finiscono nelle mani di due istruttori, i quali cercano di ricavarne dei soldi, ma finiscono in giochi più grandi di loro.
Il plot è quello di un tipico thriller, quei film ad alto tasso di adrenalina, che possono tradursi o in un filmaccio tv, oppure, in mano a un buon regista, in un prodotto solido, che incolla lo spettatore alla poltrona per un paio d'ore.
Nelle mani dei fratelli Coen invece i toni diventano quelli della commedia, grazie a una galleria di personaggi surreali, resi da interpreti straordinari (in questo colore gli spoiler).
[Qui mi si conceda una divagazione sul nostro cinema, ma sentitevi liberi di saltarla: gli attori americani sono dei giganti rispetto ai nostri. Sono versatili. I "grandi" attori del nostro cinema interpretano sempre la stessa parte, da Castellitto alla Buy a Silvio Orlando. Paragonate mentalmente la galleria di personaggi di Brad Pitt a quella di Orlando, che ha vinto la Coppa Volpi a Venezia 2008. Il primo ha interpretato il bel tenebroso in polpettoni romantici, il poliziotto e l'organizzatore di incontri di box clandestina, il matto, fino, con questo film, a un idiota da cinema demenziale. Tutti i ruoli del secondo si esauriscono in una tipologia umana: lo sfigato. Fine dello sfogo].
Passiamo in rassegna i personaggi principali (più o meno in ordine di apparizione).
  1. Osbourn Cox (John Malkovich), agante della CIA, grado di sicurezza tre (non altissimo), si licenzia all'inizio del film, perché è declassato dai sui superiori e decide, per ripicca di scrivere delle memorie che contengono tutte le informazioi riservate di cui è a conoscenza. E' un uomo squallido, d'aspetto e d'indole. Stronzo, spocchioso e indolende, nel finale si lascia andare a una collera cieca. ACCIDIA e IRA
  2. Katie Cox (Tilda Swinton), è la moglie di Malkovich e amante di Clooney. Superficialmente è una stronza (decide di mollare il marito non appena lui resta senza lavoro, per paura di doverlo mantenere, costringendo l'amante, di cui non è innamorata, a mettersi con lei), in realtà rappresenta la totale assenza di sentimenti. Non è un personaggio carico di odio o rabbia, non è portatrice di un'emotività negativa, ma di una totale a-emotività. E' un desterto di ghiaccio e l'interpretazione della Swinton, algida nel fisico e nello sguardo, è semplicemente sublime. AVARIZIA
  3. Harry Pfarrer (George Clooney), è un farfallone. E' sposato con una moglie apparentemente dolce, che scrive libri per bambini, ma che si rivelerà tanto stronza quanto la Swinton (bello il fatto che le due si descrivano con le stesse identiche parole: stronza spocchiosa) e ha un'amante fissa. Nei confronti di queste due donne è succube e dipendente. Ha poi diverse amanti occasinali, contattate attraverso un sito di appuntamenti, con le quali recita un copione collaudato e stereotipato, che sembra accontentare tutti. Di fatto è il personaggio con più rapporti interpersonali, ma non riesce a comunicare con nessuno, asservendosi alle personalità più forti di lui e mascherandosi davanti a quelle deboli. Si accontenta del sesso e di costruire giochi erotici da mostrare on orgoglio. LUSSURIA
  4. Linda Litzke (Frances McDormand) istruttrice della palestra sulla quarantina, deve reinventare sé stessa e lo vuole fare attraverso quattro interventi di chirurgia plastica (lifting, liposuzione a braccia, culo e pancia). Questo è quanto c'è da dire di lei. Questo è quello che vuole all'inizio del film, questo è quello che vuole alla fine del film. Quello che accade, e a lei succede di tutto non la cambia minimamente, è totalmente insensibile al mondo esterno, che non vede, se non quando le offre una possibilità per realizzare la sua ossessione e comunue non enra mai in empatia con esso. VANITA' e INVIDIA
  5. Chad Feldheimer (Brad Pitt) istruttore della palestra e amico della McDormand. E' stupido. E' talmente idiota da sembrare il personaggio di un film demenziale. Pitt è bravissimo, auto-ironico e divertentissimo. In un'intervista ha dichiarato: "Quando mi hanno chiamato per propormi la parte ho accettato immediatamente. Dopo aver letto la sceneggiatura, invece, non capivo più se dovessi sentirmi onorato o meno per la parte che mi avevano assegnato, un personal trainer con l'I-Pod sempre acceso, tracannatore di bibite energetiche e dall'intelligenza non proprio sopraffina." GOLA e STUPIDITA'
  6. Superiore della CIA (J. K. Simmons), un'altra rappresentazione dlla stupidità. Così
    come i personaggi coinvolti non cepiscono quel che succede, non la capiscono neanche loro. L'importante è insabbiare tutto e non si impara mai dai propri errori. E' una stupidità cieca, che guarda il resto del mondo dall'alto in basso e non si accorge di nulla. SUPERBIA.
L'universo descritto è articolato e ricalca il classico schema dei sette vizi capitali, con alcune variazioni sul tema nei personaggi dei due istruttori. Linda più che invidiosa è vanitosa, vorrebbè comunque per sé doti che non ha, pur non attribuendole a nessuno in particolare. Nel personaggio di Chad il riferimento alla gola è molto flebile, probabilmente attraverso la ricerca spasmodica di bibite energetiche. C'è però una certa similitudine tra il peccato di gola e la stupidità quasi scimmiesca che è la peculiarità di questo personaggio: il richiamo alla parte più primitiva dell'essere umano, gusto e olfatto sono i sensi più arcaici, la sua stupidità è assenza totale di logica e raziocinio e se l'uomo è un zoon politikon logov echontes - animale politico cotato di raziocinio -, come lo definisce Aristotele, Chad semplicemente, non è un uomo, è un animale bipede.

Quello descritto dai Coen è un universo di un pessimismo assoluto, a mio avviso molto più definitivo di quello che costituiva la poetica di Non è un paese per vecchi. Tutti i personaggi, racchiusi nei loro vizi e nelle loro miserie sono incapaci di istaurare un rapporto positivo con la realtà, o per mancanza di doti intellettuali o per mancanza di spessore emotivo (chi non è stupido è stronzo). L'unca eccezione è Ted (Richard Jenkins), direttore della palestra, ma non fa una bella fine... Non è proposta alcuna possibilità di riscatto.

GIUDIZIO: è un bel film, mediamente divertente, con scene esilaranti,e un retrogusto amaro ma che diventa, a mio avviso, un po' fiacco sul finale (desideravo finisse). L'interpretazione approfondita del film svela un pessimismo che non prevede alcun riscatto interno, sebbene una via di fuga possa essere trovata nelle dichiarazioni, più volte rilasciate dai registi, sul fatto che i loro film non vogliono dire niente più di quel che dicono in apparenza. Questa diventerebbe una commedia umana per il piacere del pubblico, una vetrina dei vizi della nostra società, che non si erge a critica completa della stessa. A meno che quelle dichiarezioni non siano un semplice sfoggio di falsa modestia.